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La ricerca della perfezione fisica come stile di vita

In una società in cui l’apparenza è il biglietto da visita per essere apprezzati, quanto è diventato importante rispondere a dei canoni fisici per stare in pace con se stessi? Tu ad esempio, facendo un’auto-analisi, credi di dedicare tanta cura al tuo aspetto fisico, tra palestra e rinunce alimentari drastiche fai da te?

Se la risposta è sì, probabilmente il tarlo del fisico perfetto fa capolino a più riprese nella tua testa, portandoti a pensare che - se non raggiungerai quel modello a cui vuoi arrivare - non sarai mai davvero felice.


In linea generale, prendere in carico la missione di migliorarsi fuori per aiutarsi dentro non è sbagliata, anzi! Sia allenarsi, che seguire delle strategie nutrizionali create da professionisti sulle proprie esigenze, rappresentano un modo per amarsi, dando valore al benessere fisico e psicologico.


Esiste un “ma” però, bello grande, che diventa un campanello d’allarme da riconoscere e dal quale preservarsi. Si tratta dell’atteggiamento morboso e, appunto, quasi esclusivo nei confronti del proprio corpo e di come questo appaia davanti allo specchio. In casi del genere, sembra che l’unico modo per piacersi diventi ottenere il modello di fisico statuario che le pubblicità e i media ci propinano senza convenevoli.


Se non ci si arriva, non solo la frustrazione è dietro l’angolo, ma si avverte la sensazione di sentirsi emarginati, quasi inadeguati ad una comunità popolata – soprattutto sui social – da persone dal fisico perfetto.


Ne deriva che il rischio di fare scelte azzardate e del tutto sconsiderate, per avvicinarsi ad obiettivi anche spesso filtrati da schermi e siti online, ci si ritrova vittime di disturbi del comportamento alimentare (DCA), senza neanche rendersene conto.


Oltre i più comuni, come l’anoressia, che si insinua nelle giovani menti influenzate da trend inneggianti alle misure canonicamente perfette, la bulimia o il disturbo da alimentazione incontrollata, ne esiste uno che è meno popolare ma non si risparmia in termini di danni causati: la vigoressia.


Mi riferisco ad un genere di problematica che si sviluppa proprio in ambiti sportivi, che si tratti di fitness, body building o altre discipline non fa differenza. Ciò che accomuna chi è affetto dal disturbo della vigoressia è una dispercezione corporea specifica: ci si convince di non essere “abbastanza” muscoloso, al contrario ci si sente sempre troppo esili e gracili, oltre che deboli e flaccidi.


Per ovviare a questa percezione, si aumenta notevolmente il carico durante l’esercizio fisico, mentre a tavola si preferisce optare per diete ipocaloriche e l’assunzione di steroidi anabolizzanti e di integratori alimentari sbagliati per sopperire alla scarsa alimentazione che si decide di fare spontaneamente.


Riconoscere di essere governati da questi pensieri ossessivi è fondamentale per curare il problema dalla radice. La perfezione, a dispetto di quello che vogliono farci credere sulle riviste patinate, non esiste. Continuare a prendersi cura di se stessi mangiando bene e allenandosi correttamente – dimostrando pazienza e costanza – è l’unica strada giusta per raggiungere la serenità necessaria.


Se ti riconosci in questo identikit, non esitare ad iniziare un percorso consapevole affidandoti ai professionisti che siano in grado di aiutarti nella nutrizione, nella supplementazione adeguata necessaria e nell’allenamento. La sola idea di perfezione da contemplare riguarda l’equilibrio tra ciò che mangi e i risultati che raggiungi studiati sul TUO organismo. Non dimenticarlo!


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